Ognuno di noi ha alle spalle una famiglia: genitori, nonni, bisnonni e così via, anche coloro che vengono abbandonati alla nascita.
Io ho alle spalle la mia mamma, la Zizzi.
E’ morta il 4 gennaio del 1986, 38 anni fa.
Un dolore immenso, avevo appena 21 anni e lei 47.
Ho perso tanto, ma una cosa è rimasta in me: il suo essere mamma.
Ogni mamma ha il suo modo di amare il proprio figlio ed anche per me il rapporto con mamma Zizzi era speciale, nessun rapporto lo si può paragonare a quello che avevo io con lei.
C’era simbiosi.
Capiva da uno sguardo il motivo del mio nervoso o della mia felicità.
Avevamo la capacità di parlarci con gli occhi in quel linguaggio comprensibile solo a noi due.
I suoi insegnamenti non derivavano dalle parole, dall’esempio, dalle punizioni, ma si trasferivano da lei a me come per osmosi, era un processo continuo, costante, fortissimo.
La morte non ha cancellato nulla di quanto imparato da lei e l’insegnamento è continuato e continua ancor oggi.
Ogni cosa che faccio, ogni cosa che penso la vivo come se accanto a me ci fosse ancora lei, per accorgermi che non solo mi è vicina, ma è dentro me perché è parte del mio essere quello che oggi sono.

La mia mamma, il mio più grande Tesoro
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