La favoletta, o parabola che dir si voglia, del figliol prodigo la conoscono tutti, cristiani e non: un figlio si ribella al padre, prende la sua parte di eredità e se ne va di casa; tutte le sue sicumere svaniscono dinanzi alle prime difficoltà, e l’unico porto sicuro dove ripararsi è la casa del padre riconoscendo i propri errori.

In molti casi, specie nel periodo dell’adolescenza, si verificano allontanamenti dei figli dai genitori. Talvolta fisici, ma la maggior parte delle volte chiudendosi in un proprio mondo tenendo fuori la famiglia.

Ma non è di questo che oggi voglio riflettere con voi.

Lasciando perdere il discorso religioso per il quale nella vita l’unico ristoro, anche dopo una vita di gozzoviglie, è andare da Dio e dirgli “Perdonami, ho sbagliato tutto” vorrei vedere questa parabola da un altro punto di vista, più generico.

Chi è il padre? Abbiamo visto che può essere il papà di una famiglia oppure Dio. Ma potrebbe essere anche il “Noi” inteso come comunità, come nazione, come mondo intero, tu ed io.

Chi è il figlio che si allontana? Ovviamente il figlio di una famiglia o colui che vive una vita senza Dio. Ma potrebbe anche essere rappresentato da tutti coloro che sono fuori dalle regole, che vivono ai margini della nostra società, che stuprano, uccidono, rubano. Sono figli del mondo, come ciascuno di noi, che hanno deciso di prendere una strada più facile, una strada di divertimento e dissolutezza.

Qualcuno di loro chiede perdono per le proprie malefatte, si pente del male causato e “Noi” dovremmo essere “Padre” che accoglie e perdona, invece spesso siamo i fratelli maggiori che non ammettono la possibilità di perdonare il proprio fratello per gli errori compiuti.

Se perdoniamo salviamo delle persone, se perdoniamo portiamo chi era fuori dalle regole in seno alla famiglia “Noi”. Se siamo chiusi all’accoglienza condanniamo senza appello chi ha sbagliato e creiamo ancor più divario perché un figlio rifiutato non può far altro che continuare a vivere nell’ombra e nella delinquenza, insegnando ai suoi figli a fare altrettanto.

Accogliamo il prossimo, così come noi stessi vorremmo essere accolti quando ci allontaniamo dalla retta via.

I bambini non hanno colpe, sono vittime di adulti incapaci di amare perché da bambini nessuno li ha accolti

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