Nei nostri giardini ci sono alberi di ogni genere, diversi tipi di piante, fiori bellissimi. Alcuni di essi sono centenari, altri durano solo pochi anni, altri ancora il solo tempo di una stagione. Questi sono i nostri figli, i bambini a noi affidati, poco importa se naturali oppure arrivati da noi con un volo dal sud del mondo o accompagnati per mano dalle assistenti sociali. Sono loro che dobbiamo accudire, piantare nel giardino della nostra famiglia, donando radici forti e robuste affinché possano crescere sani e diritti nel grande bosco della vita.

Ai fini del nostro operato poco importa se daranno molto frutto, se saranno alberi giganti e millenari come sequoie o piantine di basilico da ripiantare continuamente. Ogni pianta, ogni albero ha la sua importanza e la sua utilità, non spetta a noi sindacare se un ragazzo avrà un futuro per il quale si riscriveranno i libri di storia, oppure se darà un po’ di sapore a qualche pietanza, a noi spetta amarlo, accudirlo, farlo crescere con valori e principi e tanto, tantissimo calore umano.

Chi più della mamma, chi più di colei alla quale la natura ha dato per eccellenza il ruolo di terra fertile, custode del seme che Dio, ola natura se preferite, ha voluto produrre, incarna il concetto di amore puro? L’essere perfetto non esiste, ma è certamente la mamma quella che maggiormente si avvicina al compito assegnato all’umanità: vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

Riccardo Ripoli, tratto dal libro “Educare con Amore”

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