Bacchette magiche

Nel mondo delle fiabe c’erano tre sorelline: Anitina, Barbarella e Jaqueline.
Un pomeriggio d’estate camminavano in un bellissimo prato raccogliendo fiori da portare alla mamma.
Avevano caldo, il sole batteva forte, quando in lontananza videro una grande quercia, così decisero di andare a riposarsi alla sua ombra.
Si assopirono ai suoi piedi, e la quercia protrasse i suoi rami su di loro per proteggerle meglio dal caldo.
Quando si svegliarono, ognuna di loro aveva in grembo un rametto privato della corteccia e ben levigato.
Venne loro d’istinto prenderlo in mano, e cominciarono a correre felici nel prato rigoglioso.

Anitina, agitando la sua bacchetta disse “Come vorrei che questo campo fosse pieno di fiori meravigliosi da portare a casa
E così avvenne. Ogni filo d’erba si trasformò in un fiore bellissimo.
Le tre Bambine rimasero a bocca aperta, e piene di gioia si misero a raccogliere fiori.
Barbara disse “Come vorrei che tutti gli animaletti del bosco venissero a farsi accarezzare da noi per dare loro tante coccole
Ed in men che non si dica le Bimbe furono attorniate da decine di leprotti, cerbiatti, ricci ed altri animaletti che si facevano avvicinare ed abbracciare.
Fu gioia grande per le tre sorelline.
Dopo tanto giocare furono prese da una grande sete, e Jaquie disse “Come vorrei un po’ di acqua da dare alle mie sorelline
Ed immediatamente davanti a lei ecco uno zampillo farsi largo tra i fiori, un’acqua limpida e squisita.

Anitina, Barbarella e Jaquie pensarono che questi magnifici doni potevano essere stati frutto dei loro desideri, esauditi da quella bacchetta, forse magica, che la quercia aveva loro donato.
Fu così che venne loro l’idea di fare una prova: desiderarono, agitando il rametto, di vedere un bellissimo arcobaleno che potesse essere gioia per tutti i Bambini del loro paese. Ed ecco che immediatamente il cielo sorrise loro inondandole di colori.
Immaginatevi il loro stupore e la grande gioia.
Corsero a casa e raccontarono la cosa al papà e alla mamma, ma essi, pur assecondandole, sorrisero pensando a quanta fantasia avessero.

Il giorno dopo Anitina non aveva voglia di studiare, prese la sua bacchetta magica e chiese che i compiti fossero già fatti, ma non accadde.
Barbarella chiese dolci a non finire, ma non arrivarono.
Jaquie chiese di avere un gioco che le piaceva e che apparteneva ad un altro Bambino, ma non lo ottenne.
Fecero altre richieste, ma non ottennero nulla.

Decisero così di tornare dalla grande quercia per trovare altri rametti, pensando che quelli si fossero rotti, ma non c’era nemmeno un ramoscello per terra.
Si misero a piangere, e fu allora che la grande quercia parlò loro: “Perché piangete?
Perché le bacchette che ci hai regalato non funzionano più” rispose Anitina tra le lacrime
Non è vero” rispose la quercia “Funzionano, ma forse non come vorreste
Singhiozzando Barbarella replicò “Abbiamo chiesto tante cose, ma i nostri desideri non si avverano più
Forse non chiedete la cosa giusta

Le sorelline non capirono, ma la quercia non rispose più alle loro domande.
Tornarono a casa sconsolate, mettendo continuamente alla prova i rametti, ma nulla di quanto chiedevano si verificava.

Passò del tempo e le bacchette erano state abbandonate sopra un ripiano della loro cameretta.

Un giorno, mentre erano affacciate alla finestra, videro un loro amico, Mirkino, passare spinto su una sedia a rotelle.
Chiesero alla mamma cosa gli fosse accaduto, ed ella rispose che aveva preso una brutta malattia che lo aveva paralizzato.
Ma non può guarire?
No“, rispose la mamma “Lo hanno visto tanti dottori, ma tutti hanno detto che è impossibile

Mirkino, il compagno di tante avventure, non poteva più correre, camminare, giocare con loro nei prati.
Scoppiarono in pianto e desiderarono con tutto il cuore che Mirkino guarisse.
Il giorno dopo, di mattino presto, in tutto il paese si rincorrevano le voci di un miracolo: il piccolo Mirkino aveva ripreso a camminare. Si era svegliato durante la notte e d’istinto era sceso dal letto con le proprie gambe.

La bella notizia fu data alle tre Bambine dalla loro mamma mentre erano ancora intente a stropicciarsi gli occhi, e subito notarono che le tre bacchette di quercia, dimenticate su quel ripieno, brillavano di luce propria.
Fu così che capirono cosa avesse voluto dire la quercia “Le bacchette non funzionano perché non chiedete la cosa giusta“.

Dio esaudisce i nostri desideri, ma ci invita a sognare il bene del nostro prossimo prima ancora di pensare a ciò che fa piacere a noi
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La nostra bacchetta magica si chiama amore per il prossimo, usiamola.

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